Art. pubblicato sulla rivista Bambini e Nutrizione
Da "Relazioni presentate al 1° Corso di Perfezionamento su
Nutrizione e salute del bambino sano".
Firenze, 3 Maggio1999. Vol. 6 n° 3 Luglio-Settembre pag. 73-84
Col
termine di nutrizione possiamo definire l'utilizzazione del cibo da
parte degli organismi viventi. Poiché i vari processi
che sottendono questa utilizzazione sono eventi biochimici
notevolmente complessi ed integrati, semplici e geniali;
l'impostazione in termini biochimici della tematica ci consente di
comprendere quanto affascinante sia l'economia nutrizionale
generale. Nutrizione non equivale ad alimentazione: l'alimentazione
è solo la presentazione del cibo preparato da chi si occupa del "dar
da mangiare", che attiene essenzialmente all'arte della culinaria.
Allorquando le
conoscenze nutrizionali vanno ad interessare l'infanzia non si può
non tenere conto delle peculiarità evolutive dell'organismo in
crescita.
Prima di nascere, il feto è nutrito in maniera continua anche se
il substrato energetico presenta delle oscillazioni qualitative
diretta conseguenza del ciclo materno alimentazione- digiuno e del
modificato assetto ormonale conseguente all'instaurarsi della
gravidanza. In particolare, il ciclo alimentazione-digiuno è
perturbato. Il lattogeno placentare stimola la lipolisi nel tessuto
adiposo materno e gli altri due ormoni placentari (progesterone ed
estradiolo) inducono uno stato di insulino-resistenza. Le donne
gravide passano più rapidamente dalla fase post-prandiale a quella
del digiuno poiché il feto capta velocemente glucosio ed aminoacidi.
Ne consegue che le concentrazioni di glucosio, insulina ed
aminoacidi si riducono e parallelamente si incrementano i livelli di
glucagone e lattogeno placentare, capaci di incrementare la lipolisi
e la chetogenesi. La placenta consuma anch'essa glucosio producendo
lattato, il quale si orienta in direzione del fegato materno ed in
parte raggiunge il feto. Il colesterolo delle LDL materne serve come
substrato per la steroidogenesi placentare.
Dopo la nascita
la fonte alimentare cambio ed il neonato diviene drammaticamente
dipendente dalle capacità, non completamente sviluppate, del suo
canale alimentare con le sue peculiari insufficienze digestive.
Anche la qualità del materiale energetico cambia rispetto all'epoca
pre-natale e la variabilità è quanto mai pronunciata considerate le
diverse tipologie di latte che possono essere proposte al neonato.
Ne consegue che da una alimentazione continua in epoca prenatale si
passa, dopo la nascita, ad una alimentazione discontinua tesa a
soddisfare esigenze energetiche continue.
In pratica, si incomincia ad usare un variabile input
energetico per soddisfare una domanda metabolica altrettanto
variabile.
Altra conseguenza, non priva di importanza, della discontinuità
dell'alimentazione è l'instaurarsi di un ciclo
alimentazione-digiuno che durerà per tutta la vita e dal quale si
ottiene tutto quanto è necessario per sopravvivere.
L'alimentazione e l'ambiente che ci circonda oltre che a fornirci
la materia nutrizionale, ci regala sostanze nocive associate al cibo
e non. Ne deriva che l'organismo deve fronteggiare con svariati
meccanismi la lesività di queste sostanze tossiche, ma le varie
operazioni messe in atto spesso generano metaboliti più tossici
della sostanza non metabolizzata.
Fatta questa breve premessa, la discussione seguente verterà
essenzialmente sul ciclo alimentazione-digiuno e sui meccanismi di
detossicazione e di difesa da alcune sostanze nocive.
Organismo in
fase post-prandiale: stato di buona alimentazione.
Considerata la
complessità degli eventi fisiologici, diviene necessario talora
considerare separatamente alcuni distretti corporei per poter trarre
susseguentemente una visione complessiva del metabolismo
inter-organo nelle due fasi del suddetto ciclo.
Il processo digestivo-assorbitivo porta ad assorbire sostanze
relativamente semplici estratte da sostanze complesse presente nei
cibi ingeriti.
La figura 1
illustra le fasi di estrazione dell'energia
dai cibi come concepita da Krebs integrata da altre considerazioni
biochimiche e
la figura 2 illustra il flusso
inter-organo dei nutrienti nella stato di buona alimentazione.
Dall'intestino in direzione del fegato (attraverso la vena porta)
ed in direzione della circolazione generale (attraverso il dotto
toracico) parte un flusso di nutrienti che dovrà essere ben
utilizzato, anche in considerazione della successiva fase di
digiuno.
Il glucosio
assorbito raggiunge il fegato attraverso la circolazione portale e
la maggior parte di tale nutriente transita in direzione dei tessuti
extra-epatici anche se il fegato è il primo organo a disporre di
grosse quantità ed essendo in grado di utilizzarlo con la glicolisi,
glicogenosintesi e attraverso la via dello shunt dei pentoso-fosfati
per generare un potenziale riducente.Cervello e testicoli sono
particolarmente dipendenti dall'apporto di glucosio per la
produzione di un potenziale energetico sotto forma di ATP. Gli
eritrociti e la midollare renale possono solo convertire il glucosio
in piruvato e lattato. Il tessuto adiposo lo utilizza per la
lipogenesi (1). Il muscolo lo utilizza a fini energetici con la
glicolisi e parte di esso viene orientato a ricostruire le riserve
di glicogeno muscolare. Diversi tessuti periferici producono con la
glicolisi piruvato e lattato i quali possono raggiungere il fegato
(nella fase di digiuno) dove verranno riconvertiti in glucosio col
processo della neoglucogenesi per ritornare come glucosio in
periferia (ciclo di Cori). Questo ciclo viene interrotto nello stato
di buona alimentazione.
Le proteine idrolizzate nell'intestino ad aminoacidi liberi ed
oligopeptidi hanno un diverso destino. Alcuni degli aminoacidi
vengono utilizzati dagli enterociti a scopi energetici, mentre la
maggior parte di essi perviene al fegato attraverso la circolazione
portale. In particolare, gli enterociti metabolizzano aspartato,
asparagina, glutamato e glutamina e rilasciano alanina, lattato,
citrullina e prolina nella stessa circolazione portale. Tale pattern
aminoacidico raggiunge il fegato il quale lascia pervenire ai
tessuti periferici gran parte di questi aminoacidi riservandosi la
facoltà di metabolizzare l'eventuale eccesso in anidride carbonica,
urea ed acqua ed alternativamente li può convertire in substrati
intermedi utilizzati per la lipogenesi. Questo è possibile in quanto
parte degli aminoacidi sono glucogenetici e parte chetogenetici od
gluco- e cheto-genetici contemporaneamente; il loro eccesso
determina la produzione, da un lato, di glucosio e dall'altra corpi
chetonici ed acidi grassi il cui eccesso viene orientato verso la
produzione di acidi grassi e lipidi di deposito.
In
definitiva, l'eccesso di proteine
nella dieta porta ad incrementare la massa grassa e non, come
erroneamente ritenuto, la massa magra
(1).
Glucosio, lattato, piruvato ed aminoacidi sono substrati
lipogenetici nel fegato, laddove gli acidi grassi prodotti vengono
incorporati nelle VLDL, le quali esportano in direzione dei tessuti
extraepatici questi lipidi.
I lipidi digeriti ed assorbiti vengono "impacchettati" nei
chilomicroni e con essi pervengono alla circolazione generale
attraverso il dotto toracico.
Per cui chilomicroni e VLDL pertanto, entrambi carichi di lipidi,
rappresentano una fonte di grassi per i tessuti extraepatici.
L'enzima lipoproteinlipasi sito a livello dell'endotelio dei
capillari, particolarmente a livello degli adipociti, ha il compito
di idrolizzare i trigliceridi di queste lipoproteine rendendo così
disponibili gli acidi grassi ai tessuti periferici.
Nel tessuto adiposo vengono riconvertiti in trigliceridi, ma questo
deposito necessita di un minimo di attività della via glicolitica la
quale ha il compito di fornire il glicerofosfato necessario alla
stessa sintesi.
Tutte queste operazioni metaboliche sono rese possibile, oltre
che dagli enzimi, dall'assetto ormonale operante nella fase
post-prandiale durante la quale prevale la secrezione insulinica
capace di consentire un adeguato utilizzo del flusso di nutrienti
proveniente dall'intestino.
Fase precoce
del digiuno
Una delle
esigenze principali della fisiologia dell'organismo umano è quella
di garantire un adeguato apporto di glucosio ai tessuti
gluco-dipendenti anche nella fase di digiuno. In questa fase, la
glicogenolisi epatica diviene evento metabolico fondamentale ai fini
della omeostasi glucidica. Anche la neoglucogenesi comincia ad
attivarsi per divenire progressivamente più importante nelle fasi
successive del digiuno.Poiché dalla lipolisi derivano intermedi che
non possono essere convertiti in glucosio; è da altre fonti che
derivano i metaboliti neoglucogenetici. Dalla lipolisi deriva il
glicerolo che viene utilizzato nella neoglucogenesi ed energia dagli
acidi grassi per supportare energeticamente la stessa neoglucogenesi.
I substrati idonei derivano dal metabolismo glucidico ed
aminoacidico. Così lattato, piruvato ed aminoacidi vengono
incanalati nelle vie metaboliche che portano alla sintesi di
glucosio. Il ciclo di Cori (ciclo lattato-glucosio) ed il ciclo
alanina-glucosio diventano importanti soprattutto nelle fase
successive del digiuno ed il tutto è illustrato
nella figura 3.
Fase successiva
del digiuno
Si blocca il
flusso di nutrienti dall'intestino e le scorte di glicogeno
cominciano a diventare ridotte. La neoglucogenesi assurge ad evento
metabolico fondamentale ai fini del mantenimento della glicemia. Il
ciclo di Cori ed il ciclo alanina-glucosio, pur non fornendo
carbonio per la sintesi netta di glucosio, consentono di rimpiazzare
il glucosio convertito nei tessuti periferici in alanina e lattato
rendendo così possibile il trasferimento dell'energia prodotta in
sede epatica dall'ossidazione degli acidi grassi in direzione dei
tessuti extraepatici che sono incapaci di ossidare gli acidi grassi.
Il cervello
ossida completamente il glucosio in anidride carbonica ed acqua e da
esso non derivano metaboliti neoglucogenetici. E' dalle lisi delle
proteine del muscolo scheletrico che deriva il grosso del substrato
neoglucogenetico per la sintesi netta del glucosio. Gli aminoacidi
liberati devono essere transaminati ed il loro scheletro carbonioso
può ora essere utilizzato. La transaminazione degli aminoacidi
essenziali è normalmente unidirezionale in quanto l'organismo è
incapace di produrre lo scheletro carbonioso del relativo
alfa-chetoacido. La glutamina è l'aminoacido più rappresentato
nell'organismo ed il 50% degli aminoacidi circolanti sono costituiti
da questo aminoacido che è anche un trasportatore di ammoniaca.
Glutamato ed
ammoniaca sono i substrati dell'enzima glutamina-sintetasi il quale
catalizza la sintesi della glutamina; quest'ultima viene poi scissa
poi dalla glutaminasi nei due costituenti fondamentali. Entrambi gli
enzimi sono contenuti nel fegato ma la loro localizzazione
topografica non è identica seppur finalizzata. Ne risulta che il
metabolismo epatico della glutamina è polarizzato e finalisticamente
orientato alla neutralizzazione degli effetti potenzialmente nocivi
dell'ammoniaca. Infatti, la regione periportale (95% del territorio
epatico) viene irrogata da sangue che proviene essenzialmente dai
muscoli scheletrici che immettono generose quantità di glutamina in
circolo parte della quale viene scissa in questo settore laddove
sono riccamente rappresentati gli enzimi del ciclo dell'urea. Ne
consegue che l'azione della glutaminasi libera un gruppo amidico
dalla glutamina il quale è utilizzato per la sintetizzare l'urea e
consentire quindi la sua eliminazione. Viceversa, l'area perivenosa
(5% del territorio epatico) è ricca di glutamina-sintetasi poiché
deve neutralizzare gli eventuali gruppi amminici non incorporati
nell'urea prima del loro ingresso nella circolazione generale,
prevenendo così la loro intrinseca tossicità. Inoltre, la produzione
di glutamina in questa sede consente al fegato di esportarne un
certo quantitativo, parte del quale si orienta in direzione del
rene. Considerato che il fegato non è né un netto consumatore, né un
netto produttore di glutamina c'è da aspettarsi che il flusso in
entrata e quello in uscita siano pressoché equivalenti.
La proteolisi muscolare rende disponibili una serie di
aminoacidi, tuttavia il profilo aminoacidico d'esportazione non
riflette la composizione delle proteine muscolare, essendo i 2/3
degli aminoacidi rilasciati rappresentato da alanina e glutamina a
fronte di una concentrazione, nelle proteine tessutali, non
superiore al 10-15% degli aminoacidi totali (2). Ne consegue che la
maggior parte della glutamina e dell'alanina esportati derivano
dalla sintesi muscolare. I muscoli contengono discrete
quantità di aminoacidi ramificati che da un lato forniscono grosse
quantità di azoto per produrre alanina dal piruvato (metabolita
glicolitico) e glutamina dal glutammato; dall'altro forniscono una
certa quota del loro scheletro carbonioso (dopo la transaminazione)
al fegato che è capace di ossidarlo producendo glucosio dalla
valina (trasformata in un intermedio del ciclo di Krebs, il
Succinil-CoA, come l'isoleucina) e corpi chetonici dalla leucina
(trasformata in acido acetacetico) ed entrambi dalla isoleucina.
Il
metabolismo di questi tre aminoacidi
ramificati inizia normalmente nel
muscolo scheletrico con la loro transaminazione. Ad essa segue la
decarbossilazione ossidativa in sede mitocondriale che porta a
generare NADH il quale consente di produrre 2.5 moli di ATP/mole di
NADH a cui si associa la quota di energia producibile dalla
ulteriore ossidazione del residuo scheletro carbonioso. Le relative
transaminasi muscolari vengono indotte dal digiuno, mentre nella
fase post-prandiale vengono attivati gli enzimi responsabili del
loro catabolismo epatico. Sempre dal muscolo viene liberata una
grossa quantità di glutamina che raggiunge l'intestino dove viene
utilizzata a scopo energetico e come donatore di azoto.
Dall'intestino deriva l'alanina prodotta dagli enterociti la quale
raggiunge il fegato dove potrà essere riconvertita a glucosio.
Enterociti e linfociti usano la glutamina come principale materiale
energetico. Inoltre, la biosintesi dei nucleotidi necessita di
glutamina ed aspartato. L'aspartato è il prodotto finale della
glutaminolisi che si svolge nei linfociti; mentre l'alanina lo è per
quella enterocitaria. In sostanza, la glutamina esportata dal
muscolo serve come materiale energetico e dalla sua parziale
degradazione emergono metaboliti biosintetici molto versatili.
La glutamina
giunta a livello intestinale può in parte essere convertita a
citrullina la quale viene inviata al rene laddove subisce la
conversione ad arginina. Poiché il rene non possiede arginasi, l'arginina
generata dalla cooperazione muscolo-intestino-rene entra nel pool
degli aminoacidi utilizzati per la sintesi proteica. Inoltre, l'arginina
estratta dal sangue consente al fegato di mantenere la
concentrazione dell'ornitina che è fondamentale per consentire al
ciclo dell'urea di funzionare. Se così non fosse il fegato
depaupererebbe le sue scorte di ornitina in quanto parte di essa
viene irreversibilmente trasformata in glutammato. Negli epatociti
il pool citosolico dell'arginina è utilizzato per la sintesi delle
proteine d'esportazione; mentre il pool associato agli organelli
consente la sintesi di notevoli quantità di urea.
Naturalmente,
gli aminoacidi utilizzati per la neoglucogenesi sono privi del loro
gruppo aminico e solo il loro scheletro carbonioso viene usato a
tale scopo. Ne deriva che la sintesi epatica di glucosio da questi
substrati è associata ad una parallela attivazione del ciclo
dell'urea che comporta da un lato una spesa energetica e dall'altro
consente di eliminare i gruppo amminici in eccesso. Non va
dimenticato che l'efficienza di questo ciclo dipende dalla capacità
degli enterociti di produrre citrullina e dalla efficienza con la
quale il rene produce l'arginina (substrato da cui deriva anche
l'ossido nitrico).
A livello
del tessuto adiposo
viene attivata la lipolisi, che diviene grandemente favorita dal
modificato assetto ormonale che vede ridursi i livelli insulinemici
ed aumentare le concentrazioni di catecolamine e glucagone. Il
digiuno comporta anche una ridotta conversione periferica della
triiodotironina, che è in grado di abbassare il metabolismo basale
di un buon 25% rendendo così ragione del fatto che anche digiunando
è difficile dimagrire.
La lipolisi, comunque, rende disponibili gli acidi grassi
depositati nel tessuto adiposo. Nel muscolo cardiaco, l'ossidazione
degli acidi grassi inibisce la glicolisi e l'ossidazione del
piruvato. Nel fegato, essi vengono utilizzati per il supporto
energetico della neoglucogenesi ed il glicerolo entra nella via
sintetica. La loro ossidazione consente la produzione di grosse
quantità di corpi chetonici nei mitocondri epatici che, dopo il loro
passaggio nel circolo ematico, raggiungono i tessuti periferici in
grado di ossidarli a scopo energetico. Gli acidi grassi non sono
ossidati dal cervello in quanto sono legati all'albumina e non
oltrepassano la barriera emato-encefalica; i corpi che tonici,
invece, non sono sottoposti a questa limitazione e liberamente
raggiungono il cervello dove vanno a costituire un carburante
alternativo al glucosio. Tuttavia, essi non rimpiazzano al 100% la
necessità del tessuto cerebrale nei confronti del glucosio. Essi
sopprimono la proteolisi muscolare e l'ossidazione dello scheletro
carbonioso degli aminoacidi ramificati nello stesso tessuto
muscolare laddove si dimostrano capaci di ridurre, anche, il
rilascio dell'alanina. Le conseguenze non sono di bassa portata in
quanto il loro utilizzo consente di risparmiare le proteine
muscolari, di ridurre le necessità per il glucosio, almeno in alcuni
organi e tessuti, e di ridurre l'entità della neoglucogenesi. La
figura 3 illustra alcuni aspetti del
metabolismo a digiuno.
Stadio precoce
della rialimentazione
Riemerge il
flusso dei nutrienti dall'intestino, ma il fegato rimane in
condizione neoglucogenetica per alcune ore dopo il pasto. Poiché non
è necessario produrre in questa fase glucosio libero, viene prodotto
glucosio-6-fosfato necessario per ricostruire le riserve di
glicogeno epatico. Col passar del tempo, declina la neoglucogenesi e
la glicolisi prende il sopravvento nel fegato, mentre la
glicogenosintesi, in questa fase, viene sostenuta dal glucosio
ematico ancora a livelli sostenuti.
Sostanze
nocive, ossidanti e meccanismi di difesa.
L'introduzione
degli alimenti si associa molto spesso con l'assunzione di sostante
nocive o di nutrienti alterati nella loro qualità. Ne sono esempio i
trans acidi degli acidi grassi presenti soprattutto negli oli
idrogenati, nel burro (4.7% degli acidi grassi totali) e nelle
margarine (4.5%). Una certa quantità è stata reperita anche nel
latte e nella carne dei ruminanti, nonché nel latte materno.
L'idrogenazione degli acidi
grassi insaturi consente di
rendere i lipidi più plastici, meno proni all'autossidazione, più
conservabili nel tempo; ma una cattiva tecnica ne produce grosse
quantità di trans acidi. Nell'organismo compromettono la
desaturazione e/o l'elongazione degli acidi grassi essenziali,
incrementano i livelli del colesterolo LDL ed abbassano i valori
delle HDL. Passano al feto attraverso la placenta e non sembra
positiva l'esposizione massiccia in epoca prenatale. E' necessario
non ingerire grosse quantità (essi sono presenti anche nei cibi
contenenti cioccolato).
Per la nostra sopravvivenza, inoltre, è necessario introdurre
azoto ed ossigeno, tuttavia, mentre per l'ossigeno l'assunzione
dall'atmosfera non costituisce un problema; per l'azoto la
situazione è del tutto differente. Infatti, l'azoto atmosferico è un
gas (N2)
e, come tale, non può entrare nelle biomolecole che lo contengono e
che sono fondamentali per la vita. Assieme ad essi l'ambiente che ci
circonda ci fa carico di altre sostanze nocive, la cui produzione
ricade sulle capacità dell'uomo di agire contro ciò che comunque gli
consente di sopravvivere.
Ritornando
all'azoto, l'uomo è incapace di fissarlo, cioè non è in grado di
ridurre l'N2 ad NH3. I batteri che colonizzano le radice delle
piante leguminose, localizzandosi nei noduli delle stesse radici, e
le alghe verde-blu possiedono questa capacità. L'azoto fissato viene
poi utilizzato dagli stessi batteri e dalle piante produttrici;
dalle piante e dal loro frutto parte la catena alimentare che giunge
fino a noi. Per fornire la corretta dimensione di ciò che fanno
piante e cianobatteri basta ricordare che il 60% dell'azoto fissato
per anno deriva da essi (100 miliardi di Kg/anno) e che il
15% deriva dai lampi e dalle radiazioni ultraviolette con il
rimanente 25% di derivazione industriale.
L' NH3
prodotta nelle radici deve entrare negli aminoacidi per poter essere
utilizzata. L'aminazione del relativo scheletro carbonioso che
deriva dal ciclo dell'acido citrico, dalla glicolisi e dallo shunt
dell'esosomonofosfato consente di ottenere i 20 aminoacidi
essenziali e non.
Anche in questo contesto il glutammato svolge un ruolo
importante. Ossigeno ed azoto, pur essendo fondamentali per la vita,
possono creare danno all'interno dell'organismo in quanto da
entrambi derivano delle specie reattive dal notevole potere lesivo.
L'ossigeno è il principale ossidante dell'organismo e tali molecole
hanno la tendenza a strappare elettroni ad altre molecole dette
riducenti. L'atto di sottrarre un elettrone (capacità ossidante)
crea delle molecole con un elettrone spaiato dalla notevole
reattività e lesività (radicali liberi). Altre due
molecole sono il singoletto ed il perossido d'idrogeno che non hanno
elettroni spaiati, ma che sono ugualmente reattive e lesive se non
neutralizzate efficacemente. Complessivamente questi derivati
dell'ossigeno vengono indicati col termine di
ROS (Reactive
Oxygen Species) mentre quelle derivate dall'azoto vengono definite
RNS
(Reactive Nitrogen Species).
Le ROS
comprendono perossido d'idrogeno(H2O2), singoletto (1O2), anione
superossido (.O2), radicale idrossile(.OH) ed idroperossido (.HO2).
L'azoto esiste in diversi stati di ossidazione, per altro non tutti
lesivi. Infatti, l'ossido nitrico (NO) è un vasodilatatore
particolarmente importante a livello del microcircolo ed un secondo
messaggero intracellulare particolarmente importante a livello
neuronale. Esso presenta un effetto neuro-protettivo nella forma di
catione nitrossido (NO+) in quanto capace di bloccare la
trasmissione da glutammato (3). Gli effetti lesivi spettano alle RNS,
ovvero all'anione nitrossilico (NO-) e all'anione perossinitrito (ONOO-),
generato dalla reazione dell'NO con l'O2- (anione superossido), il
quale si decompone in diossido d'azoto e radicale idrossile (.OH)
altamente reattivo e lesivo.
I radicali
liberi possono anche essere presenti nei cibi destinati
all'infanzia (perossidi lipidici e ROS). I cereali ed altri prodotti
dietetici contenenti ferro libero e vitamina C possono essere fonte
di radicali liberi, in quanto dall'ossidazione della vitamina C
(resa possibile dal fatto che le confezioni consentono lo scambio
dell'ossigeno con l'esterno) si genera perossido d'idrogeno, il
quale è capace di reagire col ferro bivalente (ferroso) per generare
il radicale idrossile (reazione di Fenton), estremamente
ossidante (4).
Nonostante la
grande lesività delle ROS e delle RNS, l'organismo umano non può
vivere, o sopravvivere, senza di esse. Perché allora accetta di
convivere con sostanze estremamente lesive, capaci di danneggiare
qualsiasi biomolecola gli stia vicino fino a determinare la
possibile morte cellulare?
Con quali mezzi l'organismo umano limita gli effetti di questa "fatale
convivenza"?
Riguardo
al primo quesito, va ricordato che diverse attività cellulari si
svolgono in presenza di ossigeno e molte attività enzimatiche
utilizzano l'ossigeno. Ad esempio, l'attività detossicante del
citocromo P450 (CYP450) determina la formazione di l'anione
superossido, produzione che subbisce un incremento ogni qualvolta
l'attività microsomiale viene esaltata. Il "Respiratory Burst",
fondamentale per l'uccisione di diversi germi, porta a produrre una
serie di ROS ed RNS come evidenziato nella
figura 4. Inoltre, la beta-ossidazione nei
perossisomi e l'attività della xantino-ossidasi generano perossido
d'idrogeno; la conversione dell'emoglobina in metaemoglobina (circa
il 3% dell'Hb ha ferro trivalente presente in quest'ultima) porta
alla produzione di anione superossido; i mitocondri generano
perossido ed idroperossido; anche la produzione di prostaglandine e
leucotrieni e le reazioni con metalli transizionali generano
anch'esse ROS.
La
"fatale convivenza" si articola su due linee di difesa: il sistema
preventivo
(figura 5) ed il sistema di rottura della
catena di reazioni. Il sistema preventivo vede intervenire tre
enzimi: la superossido dismutasi (SOD), la catalasi e la
glutation-perossidasi. Il sistema di rottura utilizza diverse
sostanze antiossidanti, quali le vitamine C, A, E, l'acido urico ed
il complesso circolante albumina-bilirubina.
Nonostante gli efficaci sistemi di difesa dai radicali liberi,
diverse patologie dipendono dai loro effetti lesivi. La NEC, la
retinopatia del pretermine e la displasia broncopolmonare sono
esempi di patologia dove intervengono pesantemente i radicali
liberi, così come a quest'ultimi viene attribuito un ruolo
etiopatogenetico importante per alcune problematiche dell'età
adulta, da quella broncopolmonare, alla vascolare, fino alla
carcinogenesi.
Citocromo P 450
L'attività di
questo sistema va valutata nei particolari poiché da essa si
ottengono effetti salutari e non. Dal punto di vista filogenetico, è
probabile che i geni iniziali avessero codificato per proteine
deputate a metabolizzare substrati endogeni quali acidi grassi e
colesterolo (1). La selettiva pressione ambientale ha portato ad una
evoluzione del sistema, tale da consentire il realizzarsi di altre
attività. Si tratta di una serie di proteine contenenti eme che sono
presenti in quasi tutti i tessuti ad esclusione delle emazie e delle
cellule muscolari scheletriche.
Dal punto di
vista biochimico sono mono-ossigenasi che trasferiscono al substrato
un solo atomo di ossigeno. Il CYP450 serve come accettore terminale
in un sistema di trasporto di elettroni localizzato nei microsomi e
nella membrana mitocondriale interna. Sono richiesti due elettroni
nella reazione monossigenasica. In generale, il sistema ossida
sostanze endogene quali steroidi, acidi grassi, leucotrieni e
prostaglandine e sostanze esogene (xenobiotici) quali farmaci,
additivi e prodotti industriali pervenuti all'organismo attraverso
iniezioni, cibo, inalazione e per assorbimento percutaneo.
La figura 6 illustra il complesso delle
attività che portano ad inattivare/attivare farmaci, convertire
deboli cancerogeni in cancerogeni più potenti, produrre steroidi
ormonali e metabolizzare acidi grassi e loro derivati. Tra le azioni
potenzialmente lesive va ricordata la conversione del benzopirene
(debole carcinogeno) in un carcinogeno più potente. Questa sostanza
deriva dalla combustione del carbone, dal fumo di sigaretta,
dall'industria e dalla cottura della carne "alla brace". La stessa
conversione non garantisce, per fortuna, la carcinogenesi, perché
essa è contrastata o favorita da altri fattori e sistemi protettivi
(sistema immunitario, stato nutrizionale, sistemi enzimatici
disintossicanti, predisposizione genetica ed altri fattori
ambientali).
Tra le azioni positive va ricordata la serie di reazioni di
detossicazione che consentono di ossidare atomi di azoto, fosforo e
zolfo; di dealogenare altri composti; di idrossilare composti
aromatici e catene alifatiche; di dealchilare altre molecole. Tutte
queste reazioni sono finalizzate a rendere più solubili alcuni
composti, a scopo di garantire la loro più veloce eliminazione e
allo stesso tempo renderle meno nocive.
Il normale metabolismo di diversi steroidi (aromatizzazione degli
androgeni), del colesterolo, di alcuni leucotrieni quali il LTB4,
della vitamina D3 e di altri acidi grassi passa attraverso l'azione
di queste proteine.
L'intervento medico può creare danni se l'interazione col CYP450
non è oculata e corretta. Infatti, se si usano anticoagulanti quali
la warfarina ed ad essa si associa il fenobarbital a scopo sedativo
(spesso tale associazione viene effettuata nei cardiopatici) si
possono provocare danni irreversibili al paziente (morte), poiché la
warfarina viene metabolizzata in questa sede ed il fenobarbital ne
induce la sua degradazione. Tutto ciò comporta un aumento della dose
per raggiungere l'effetto terapeutico, il che può tramutarsi in
catastrofe al momento della sospensione del fenobarbital se ad essa
non si associa una energica riduzione della precedente dose della
warfarina. Inoltre, negli alcolisti cronici, il concomitante uso di
paracetamolo porta a generare suoi metaboliti epatotossici. Altro
farmaco molto usato in pediatria è la codeina che viene
demetilata dal CYP2D6 in morfina. Coloro che presentano
questo citocromo metabolizzano circa il 10% della codeina in
morfina, ottenendo così un effetto analgesico, cosa che non accade
in quelli che dispongono di un CYP anomalo(1).
In definitiva, questo sistema riveste un ruolo significativo
tanto nello stato di salute, quanto nello stato di malattia
dell'uomo.
Dal punto di vista nutrizionale è evidente che non possiamo fare a
meno degli antiossidanti (vitamine A, C ed E), dei cofattori
enzimatici della SOD (manganese per la mitocondriale e zinco e rame
per la forma citosolica), del selenio (presente a livello del sito
attivo della glutation-perossidasi) il cui deficit è facile da
realizzarsi nel lattante. Non va nemmeno dimenticato che la
devastante sclerosi laterale amiotrofica è determinata da una
mutazione della SOD responsabile della degenerazione dei motoneuroni
corticali e spinali (5).
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