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  giannotta  
  Nel 1998

Biotech Europeo

Nel 1998, mentre ancora dormivamo, le imprese europee del settore biotecnologico approvavano un codice di autoregolamentazione e ne davano comunicazione al Congresso EuropaBio tenutosi a Bruxelles. Tutti i membri di EuropaBio, e quindi Assobiotec e le sue imprese associate, hanno condiviso esplicitamente questi valori etici fondamentali. EuropaBio ha sede a Bruxelles ed è l’Associazione rappresentativa delle imprese europee interessate allo sviluppo ed all’applicazione delle moderne tecnologie biologiche nelle produzioni agricole ed industriali e nei servizi collegati alla salute umana ed animale.

  Pausa riflessiva.

   Proprio nella città sede del Parlamento europeo si è insediata un’Associazione che difende l’interesse delle imprese multinazionali e multisettoriali che operano nel settore biotecnologico. Vi dirò di più: ad EuropaBio sono associate 47 imprese multinazionali e multisettoriali, 11 Associazioni nazionali ciascuna delle quali rappresenta le industrie operanti nel settore per un totale di 600 imprese. EuropaBio ha l’obiettivo di promuovere l’informazione ed il consenso delle Istituzioni nazionali e comunitarie, dei leader politici, e del largo pubblico sull’applicazione delle nuove tecnologie biologiche che si stanno mettendo a punto e che appaiono, in prospettiva, di estremo interesse economico e sociale. In buona sostanza dovremmo riflettere serenamente su:

1.      Implicita e generalizzata ignoranza nel settore delle biotecnologie.

2.      Posizione strategica dell’ EuropaBio anche in termini logistici.

3.      Le imprese europee sono dentro la biotecnologia.

4.      La strategia politica aggressiva multidirezionale di EuropaBio.

5.      La vastità e la portata delle imprese coinvolte ed il loro grado di penetrazione.

 

Siamo dentro il Biotech anima e corpo.

 

  Vanno solo controllati i rigurgiti primordiali e soddisfatte le necessità personali

dei costruttori di  “opinion leader”.

  Certo che ciò avverrà quanto prima, non mi resta che continuare a sottoporvi altri argomenti utili alla comprensione della tematica biotecnologica.

La situazine italiana

   Dopo il baccano creato a Genova dagli scalmanati dei “centri sociali” e le violente manifestazioni di Seattle, tanta gente si sente più tranquilla e maggiormente tutelata. Vi sembra che sia possibile esseri protetti da questi energumeni? Siamo alla follia pura.

Alla data del 19/7/2000 il rilascio di Ogm nell’ambiente ammonta a 273 casi.

   Ciò vuol dire che sono state rilasciate, solo in Italia 273 autorizzazioni alla sperimentazione su campo (notifica B, cioè emissione deliberata di Ogm a scopo di ricerca e di sviluppo) che di norma precede l’immissione in commercio possibile se viene concessa autorizzazione in seguito a notifica di tipo C. una rapida sintesi dell’elenco in mio possesso mi consente di precisarvi che 92 notifiche (34% del totale) riguardano il mais, 46 (17%) interessano il pomodoro  e solo 4 la soia. Per il mais si cerca di saggiare la resistenza agli insetti ed ai virus, la tolleranza al glufosinato, glifosato ed ad altri erbicidi. Per il pomodoro si saggia la resistenza ai virus ed agli insetti, la tolleranza al glufosinato,  si tenta di incrementare produzione, qualità e resistenza. Nell’elenco non ci sono solo multinazionali estere, ci sono anche aziende italiane che hanno ottenuto la notifica B.

   Esistono in Italia, in Agosto 2000, 13 aree di ricerca biologica: 6 al Nord, 3 al Centro e 4 nel Sud ed Isole. Presso la presidenza del Consiglio opera un Comitato Nazionale per le Biotecnologie.

   A livello europeo dal 1994 al 1998 sono state concesse 11 autorizzazioni a notifica C comprendenti: 4 mais Bt, 4 colze, 1 semi di soia, 1 cicoria maschio ed 1 tabacco.

   Comunque una serie impressionante di richieste di commercializzazione di piante transgeniche è stata da tempo avanzata alla Commissione apposita e riguarda: pomodoro, patata, anguria, broccolo, carota, cavolo, cotone, melanzana, melone, peperone, riso, uva, barbabietola da zucchero, zucca, papaya ecc. Dobbiamo, ora ritornare alla questione italiana.

     Il Consiglio dei Ministri del 4 Agosto 2000, ha bocciato 4 tipi di mais ma ha dato via libera a tre tipi di olio di colza. Tutte e sette i cibi transgenici non erano dotati di “autorizzazione prescritta” ma venivano commercializzati utilizzando una notifica ottenuta da alcuni laboratori inglesi che li dichiaravano: sostanzialmente equivalenti a prodotti alimentari esistenti”.

   L’assurdità delle malefatte politiche sta nel “predicare bene e razzolare male”. Come è possibile stabilire che la commercializzazione deve essere autorizzata mentre di fatto si possono commercializzare cibi transgenici con una semplice notifica che potrebbe essere anche di comodo?. L’Assobiotech ha affermato che questa è una decisione tardiva poiché 280.000 tonnellate all’anno di mais geneticamente modificato potrebbero essere state già importate in Italia. Quale è la preoccupazione dell’Assobiotech: la difesa del consumatore o la difesa delle 600 imprese che rappresenta?

sono spettacolari gli eventi successivi alle decisioni

del sol leone. Dopo vi dirò.

 Capisco che è difficile rimanere sereni, ma non è possibile che si continui a “fare il granchio”.

   La legislazione vigente contempla “misure per proteggere salute umana ed ambiente” nei confronti dell’emissione deliberata di Ogm (organismi geneticamente modificati). Esiste una direttiva 90/220/Ce cui è conseguito il dl 92/93, in attuazione della direttiva, accompagnati dal regolamento 258/97. La società che intende ottenere l’autorizzazione all’emissione delibe rata di Ogm deve presentare alla Commissione competente una notifica: un dossier informativo.

Attualmente sta per entrare in vigore la nuova direttiva che revisiona la 90/220/Ce.

   Nello stesso tempo è stato elaborato il “principio di precauzione” che probabilmente verrà usato in alcune circostanze i cui effetti frenanti la diffusione a tappeto di Ogm saranno molto blandi.

Ogni anno importiamo dagli USA 1.200.000 quintali di soia: il 50% è transgenica.

 

   Si badi bene: queste sono stime che non considerano possibili “mercati neri”. Consideriamole in difetto.

Europei e GMO

 

   Le decisione politiche fino ad oggi prodotte rispondono più alle istanze dei gruppi degli attivisti che alle reali necessità di proteggere la salute del consumatore. Constatato che la questione GMO è mal affrontata, non ci resta che procedere nella disamina delle questioni globali.

   Nel 1997 in tutto il mondo sono stati coltivati 14.2 milioni di ettari con piante transgeniche che sono arrivati a 35 milioni nel 1998. Dei 35 milioni circa l’88% erano coltivati nel Nordamerica ed il 6 % ciascuno in Asia ed America del Sud. L’entità del mercato globale si aggira sui 2 miliardi di dollari. In Europa le coltivazioni arrivano all’1% sul totale sopra riferito. Da noi esiste una "forte ricerca nel campo delle scienze vitali" associata ad una "potente industria agro-alimentare" e nonostante ciò si trova dietro alla Cina in termini di sviluppo del settore biotecnologico. Nonostante le pressioni e le proteste condotte da Greenpeace e dagli attivisti ambientalisti, nel 1999 sono stati autorizzati in Europa 900 trials nei campi con l’Italia che si posiziona dietro la Francia nella graduatoria (333 vis 159). Negli USA nel medesimo periodo sono stati sperimentati 3000 nuovi campi di coltivazioni con varietà transgeniche.

   A livello dei cittadini, consapevolezza e percezione del rischio sono variamente distribuiti nelle varie nazioni europee con una costante: molte persone non hanno opinione in merito e tantissimi reclamano la necessaria informazione. Il tutto è poi complicato dalla diversificata costituzione mentale che esprime diversificate opinioni alle diverse latitudini che sono variamente edificate sulle proprie convinzioni e sull’informazione. Ad esempio, italiani, inglesi ed olandesi hanno sperimentato ricchezza nel corso dei secoli e sono popolazioni tipicamente individualiste. La loro attitudine nei confronti delle biotecnologie è dominata dalla fiducia riposta in se stessi che li induce a pensare che in modo individuale ed autonomo si riesce ad edificare e difendere un retto giudizio che sia, anche, moralmente accettabile. Si capisce come da noi sia cosi semplice elevare l’ignoranza ad intelligenza e renderla virtù morale.

   La nostra preferenza per la televisione come fonte primaria d’informazione si correla al nostro atavico bisogno di evitare le incertezze. Siamo un popolo che si affida ciecamente ai "mass-media" nei quali seppellisce le proprie insicurezze.

   È chiaro che il povero e sprovveduto, scientificamente parlando, giornalista non può che far altro che informazione: anzi tutt’altro che informazione. Non si può pretendere che comprenda a fondo le potenzialità delle biotecnologie o le sue attuali applicazioni poiché la materia è non semplice anche per me che mi sono da tempo documentato.

   I paesi del Nord sono interessati da avverse condizioni climatiche per fronteggiare le quali si è sviluppato un agire solidale teso a combattere la furia del tempo che altrimenti comprometterebbe la sopravvivenza di tutti. Tali popolazioni portano rispetto alla natura tutelando i rapporti tra uomini ed animali e proteggendo la biosfera nel suo complesso. Le popolazioni del Sud sono avvantaggiate dal clima che non li sottopone a stress rilevanti. In questi soggetti si è sviluppata la devastante idea che la natura è efficacemente dominata e contrastata dal potere tecnologico. I frutti più eclatanti li abbiamo colti di recente allorquando una piovosità come quella attuale ha potuto determinare quelle devastazioni ambientali la cui intima essenza è riposta negli incendi che deturpano la montagna nel periodo estivo e la rendono incapace a trattenere efficacemente l’acqua ed i nutrienti nella misura in cui ciò è normalità in presenza della vegetazione.

 

Riesce a comprendere questo ed altro il nostro "homo calamitosus"?

 

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