Considerato che il destino ultimo
di ogni alimento è quello di alterarsi e che esiste
la necessità di prevenire e/o ritardare molti
processi che stanno alla base di questa deleteria
proprietà; non restava che sviluppare una serie di
tecniche di conservazione degli alimenti capace di
consentire il loro consumo dilazionato nel tempo.
Calore
Il calore, al contrario del
freddo, possiede un effetto microbicida.
L’orientamento attuale della moderna industria
conserviera è teso a realizzare trattamenti sempre
più brevi a temperature maggiori. Con la
pastorizzazione si riesce a distruggere le
forme patogene e la maggior parte di quelle
vegetative dei microbi presenti nell’alimento a cui
si associa la disattivazione degli enzimi che sono
parte integrante dell’alimento. Qui le temperature
operative non sono molto elevati ed il tempo di
trattamento può arrivare anche a 30 minuti con
temperature di 60-65°C. vino, birra e latte per
caseificazione sono prodotti così trattati. Non
distrugge le spore ed i microbi termofili.
La sterilizzazione
è un trattamento decisamente energico teso a
distruggere tutti i microrganismi che possono
riprodursi in quel dato alimento nel corso dello
stoccaggio e della sua distribuzione. Con le
tecniche attualmente utilizzate non si riesce ad
ottenere un prodotto asettico e conservabile
all’infinito. Le temperature applicate possono
oscillare tra 100 e 150°C e la durata è variabile
potendo raggiungere, anche, i 20 minuti alle
temperature più basse d’utilizzo.
I prodotti inscatolati
seguono altre procedure che non è il caso di
sottoporre alla vostra attenzione.
È importante, invece, ricordarvi
che ogni prodotto sottoposto ad un trattamento
termico subisce modificazioni significative di
natura chimico-fisica alle quali si associa un
mutamento più o meno evidente delle caratteristiche
organolettiche dello stesso alimento.
La famosa ed antica reazione di
Maillard, la denaturazione delle proteine che non è
sempre negativa, l’irrancidimento lipidico, le
variabili perdite vitaminiche e le alterazioni
glucidiche sono tutte reazioni che invariabilmente
si possono realizzare spesso in variabile
combinazione.
È chiaro che tutte queste
alterazioni chimiche determinano una parallela
compromissione delle caratteristiche
organolettiche. Così, il sapore
tipico dell’alimento, combinazione di gusto ed
aroma, può cambiare (sapore di cotto per le
alterazioni proteiche). La consistenza può
mutare a causa della solubilizzazione delle pectine
e della fluidificazione della gelatina; mentre le
variazioni cromatiche non attraggono il
consumatore che attualmente desidera prodotti
brillanti non sapendo che questa proprietà
può essere artificialmente apportata all’alimento.
Freddo
Contrariamente a calore, il
freddo rallenta fino ad arrestare le attività
enzimatiche presenti nell’alimento; ma, salvo poche
eccezioni, tali enzimi non sono disattivati e
riprendono le loro attività catalitiche non appena
l’alimento ritorna a temperatura ambiente. Vengono
rallentate tutte le attività degradative comprese
quelle chimiche. L’azione sui germi è
microbiostatica.
La refrigerazione si
raggiunge utilizzando temperature non eccessivamente
basse (da –1 ad 8°C) ed interessa i seguenti
alimenti: carne, pesce, uova, formaggi
freschi, frutta fresca, agrumi ed ortaggi.
Questa procedura può avvenire anche in atmosfera
controllata od essere applicata al prodotto
racchiuso sotto vuoto (cryovac).
Col congelamento le
temperature si abbassano sensibilmente ottenendo una
solidificazione del prodotto nel quale l’acqua
contenuta cristallizza. Il surgelamento è un
processo speciale di congelamento attraverso il
quale si supera velocemente la zona di massima
cristallizzazione mantenendo ininterrottamente la
temperatura del prodotto a circa –18°C.
La qualità chimica dell’alimento
è solo marginalmente alterata anche se dalla
componente lipidica possono derivare radicali
lipidici non esattamente salutari.
Disidratazione
Poiché per la sopravvivenza dei
microrganismi è indispensabile la presenza di acqua
libera nel contesto dell’alimento invaso; se essa
viene allontanata rimangono poche possibilità di
moltiplicazione per i germi eventualmente presenti
nel prodotto iniziale. La loro presenza è molto
probabile se la condizione iniziale lasciava a
desiderare dal lato igienico.
Quindi, anche i trattamenti che
producono disidratazione sono efficaci nella
conservazione di certi alimenti.
Radiazioni
Non tremate: non si tratta di
eresie ma di metodiche consentite anche in
Italia fin dal 1973 (DM 30-8-73). A
scopo antigerminativo possono essere
utilizzate le radiazioni ionizzanti su
agli, patate e cipolle. Possono
essere trattate, anche, le erbe aromatiche
essiccate e le spezie.
I raggi UV, X e gamma
sono radiazioni elettromagnetiche utilizzate nella
conservazione degli alimenti. La componente
ultravioletta (particolarmente quelle con lunghezza
d’onda compresa tra 250 e 280 nm) o raggi UV ha una
reale attività microbicida. Tale attività
trova il suo presupposto molecolare nella capacità
che ha il fotone di spostare l’elettrone
nell’orbitale di livello energetico superiore,
normalmente non occupato, allorquando la quantità
d’energia veicolata corrisponde esattamente a quella
necessaria per realizzare lo spostamento. Questi
sono concetti che ho variamente espresso con
chiarezza nelle sezioni dedicate agli antiossidanti
ed alla biologia.
Ritornando al presente effetto,
vi posso dire che se l’operazione coinvolge le basi
pirimidiniche del DNA (timina e citosina) si
producono due alterazioni caratteristiche. La timina
si appaia con un’altra timina formando un dimero e
la citosina viene idratata. Questi sono errori
capaci di arrestare la duplicazione cellulare o
produrre mutazioni se il processo non si arresta.
Esistono, comunque, meccanismi riparativi posseduti
anche dai microbi.
I raggi X e gamma sono radiazioni
elettromagnetiche ad alta energia e sono ionizzanti.
Attualmente esiste la possibilità di generare dei
potenti fasci di raggi X in spettro continuo
prodotti dai moderni acceleratori lineari
d’elettroni che offrono la possibilità di un
controllo direzionale e consentono una opportuna
selezione da adeguare alle necessità del caso.
I raggi gamma sono
prodotti durante il processo della disintegrazione
nucleare di alcuni isotopi (cesio 137 e cobalto 60
in particolare). Posseggono buona capacità di
penetrazione e sono discretamente microbicidi.
Sono dette radiazioni ionizzanti
poiché hanno energia sufficiente per ionizzare,
direttamente o indirettamente, gli atomi del
materiale irradiato. Da quest’azione si producono
ioni e radicali liberi. Impattando con la materia
vivente fisicamente producono ioni e radicali liberi
della cui lesività vi ho resi partecipi. Vi dico
solo che l’azione fisica ha prodotto specie chimiche
reattive e lesive che agiranno chimicamente per
produrre un danno biologico.
Lascio a voi giudicare se i
radicali liberi presenti nei cibi irradiati sono
latori di effetti nocivi o meno