È ovvio che non possiamo
offrire impunemente all’uomo un cibo dalle
scadenti qualità igienico-sanitarie e con
caratteristiche organolettiche seriamente
compromesse. È altrettanto ovvio
che non
esiste una garanzia o sicurezza assoluta
poiché un alimento può perdere in qualsiasi
momento le sue caratteristiche qualità
microbiologiche. Le fonti, le situazioni
contingenti, le modalità e le occasioni di
perdita di qualità sono talmente tante, e
non tutte controllabili, si da risultare a
volte imprevedibili e/o poco controllabili
e/o difficilmente eliminabili.
Anche se in maniera
implicita, ci stiamo concentrando sulla
componente microbiologica poiché essa
rappresenta la variabile più importante che
inficia la sicurezza di un alimento. Non è
possibile ottenere alimenti privi totalmente
di microbi; ma è possibile tollerare
impunemente cariche ridotte di germi non
patogeni che non determinano compromissione
delle caratteristiche organolettiche di un
dato alimento. Pare che sotto i 10-100
milioni di ufc/g (unità formanti colonie/g)
o ml di alimento i fenomeni alterativi siano
contenuti od inapparenti. Se non ci sono
evidenti fenomeni alterativi il cibo può
essere perfettamente edibile ed innocuo
anche in presenza di una carica microbica
sostenuta.
Qui si innesca un altro
elemento che inficia il parametro quantità
rendendolo inadeguato a derimere se il cibo
verrà sottoposto ad un trattamento che si
considera adeguato a controllare la carica
batterica prima che lo stesso sia consumato.
In altre parole, la carne può contenere una
certa quantità di microbi non patogeni o
patogeni ed essere considerata sicura se la
stessa verrà cotta prima del consumo.
Poiché controllare il
cibo a posteriori è di poca utilità per una
serie di motivi non solo tecnici; non resta
che orientarsi su una sorta di controllo
preventivo che meglio si presta a tutelare
il consumatore anche in considerazione del
fatto che mai si potrà ritirare
completamente dal commercio una partita
alterata considerato che non si può
escludere il suo consumo realizzatosi prima
delle disposizione in merito.
È evidente che questo
taglio dato al problema palesa tutta la sua
utilità nel settore delle importazioni dove
si possono operare solo controlli a
posteriori che non tutelano e garantiscono
nessuno poiché una parte importante della
filiera produttiva e di trasformazione
industriale ci può rimanere ignota.
In epoca di
globalizzazione poter scegliere
razionalmente e con sicurezza relativa
diventa operazione estremamente complessa se
non impossibile.
Ed allora un sistema che
certifichi alcune procedure può essere
d’aiuto o consolazione.
Il sistema HACCP
(Hazard Analysis Critical Control Point) è
un metodo razionale e moderno dedito al
controllo igienico di tutte le fasi di
produzione degli alimenti. Viene considerato
valido metodo per il controllo della qualità
degli alimenti. La sigla indica che
l’industria o l’azienda fanno
un’analisi dei pericoli attraverso il
controllo dei punti critici. Vengono
razionalmente valutati i pericoli connessi
con la produzione e distribuzione degli
alimenti. Il sistema è applicabile in ogni
punto della filiera alimentare (industrie di
produzione, di trasformazione, di
conservazione, nella ristorazione collettiva
ed in altri settori) ed il suo successo non
può prescindere da un’adeguata preparazione
delle maestranze.
Partendo dall’analisi
della situazione attuale, ogni fase del
processo produttivo e/o di trasformazione
viene valutata con l’intento di scoprire se
in una di esse esiste un reale pericolo.
Identificato il pericolo come rischio, si
deve gestire lo stesso e ricorrere a misure
tese ad eliminarlo o ridurlo drasticamente.
Il pericolo è una causa potenziale che può
compromettere la salute del consumatore (pericolo
sanitario) o l’edibilità del
prodotto alimentare trattato (pericolo
qualitativo). Certamente, tra i
pericoli maggiori la componente
microbiologica la fa da padrona ed impegna
severamente la filiera produttiva e quella
di trasformazione. È bene ricordare che
l’insidia microbiologica è sempre presente e
che ogni momento della produzione può essere
affetto da questo pericolo; anche se i
pericoli maggiori e le conseguenze più gravi
si possono concretizzare a livello della
trasformazione data la grande
mole di prodotti lavorati
contemporaneamente. Il sistema HACCP si
articola in una serie di stadi che
interessano la produzione, la lavorazione,
il confezionamento, la conservazione e la
distribuzione del prodotto che può essere
oggetto, anche, di cattiva conservazione.
Il cardine sul quale fa
perno la metodica è rappresentato
dall’analisi dei punti critici di
controllo (CCP) che sono
rappresentati da punti od operazioni che
fanno parte della catena produttiva e che
devono essere tenuti costantemente sotto
stretto controllo. Dal successo di questa
gestione deriva l’eliminazione o la
riduzione del pericolo precedentemente
identificato. Ogni impianto di produzione ha
i suoi caratteristici CCP e l’intiera
filiera produttiva (dalla produzione alla
distribuzione) è interessata dal sistema
HACCP.
In questo programma
d’autocontrollo sono inclusi dei
livelli o limiti critici che devono
essere pratici, sono necessari, devono
essere tecnicamente realizzabili o
raggiungibili ed amministrativamente
fattibili. In pratica, si tratta di elementi
che consentono di fare diagnosi
differenziale tra l’accettabilità e la non
accettabilità e stanno ad indicare se si sta
dalla parte del pericolo o, viceversa, dalla
parte della sicurezza relativa.
È evidente che deve
esistere una preparazione specifica ed una
serenità mentale in chi deve gestire e
controllare il sistema intero che, comunque,
vede collaborare il produttore ed il
veterinario ufficale (ASL) che fa
capo ad un determinato servizio dedito al
controllo degli alimenti.