Il termine igiene deriva dal greco
salute e nel campo alimentare questo concetto
presuppone la messa in opera di un complesso di regole
tese a conservare e, possibilmente, migliorare lo stato
di salute od il benessere dell’uomo. Se così devono
stare le cose, è ovvio che è indispensabile e
raccomandabile fornire alimenti sani e di ottima qualità
poiché ciò contribuisce in maniera significativa a
conservare i due beni, salute e benessere,
testé citati.
Fin dal 1979 il comitato misto
FAO/OMS ha attribuito all’igiene degli alimenti la
seguente definizione: il
complesso delle misure sanitarie e precauzioni che
dovrebbero essere concretizzate durante la produzione,
manipolazione e distribuzione degli alimenti al fine di
garantire un prodotto soddisfacente, innocuo e salutare.
Col passar del tempo si cominciò a
pensare che non è solo l’aspetto microbiologico l’anello
cruciale anche se esso è aspetto rilevante. Quindi, il
campo d’influenza ha coinvolto anche l’assenza di
inquinanti di natura fisica e/o chimica.
Certamente, l’ampliamento del
concetto contribuisce più decisamente alla tutela della
salute del consumatore anche se molta strada deve ancora
essere percorsa se si vuole raggiungere uno standard
igienico più elevato di quello attuale.
Senza dubbio, l’autocontrollo
aziendale (sistema HACCP) applicato da molte industrie
della trasformazione alimentare concorre a fare passi in
avanti. Con questo sistema al produttore si affida il
controllo sanitario degli alimenti prodotti secondo
specifici piani di analisi prefissati, ed al veterinario
ufficiale spetta la verifica ed il controllo dei
risultati ottenuti e l’eventuale messa in atto di
procedure di bonifica nel caso in cui i suddetti
controlli dimostrassero che esiste una divergenza tra
obiettivi prestabiliti e risultati ottenuti.
Tutti questi sforzi sono tesi a
produrre alimenti di buona qualità totale. Tante e
diverse qualità parziali concorrono a produrre quella
totale. Si passa dalla qualità nutrizionale a quella
organolettica, dalle qualità tecnologiche all’assenza di
sostanze chimiche indesiderabili, da quella igienica a
quella sanitaria. La qualità nutrizionale
è molto curata dai nutrizionisti (non esistono molti in
Italia) e dai dietologi (una miriade). Le qualità
organolettiche sono molto importanti anche
perché sono sensibile indicatore del livello qualitativo
della produzione e conservazione poiché una variazione
di queste proprietà indica una non idonea tecnica.
Partendo dal presupposto che
tutti i prodotti
alimentari possono essere colonizzati dai microrganismi,
e che ciò è del tutto normale; è
importante concentrarsi sugli eventuali patogeni
e sui germi alteranti non scindendo questa
valutazione dal destino finale del prodotto e dalla
tecnica culinaria utilizzata prima del consumo.
In altre parole, se il prodotto
alimentare prima di essere consumato subirà trattamenti
idonei ad eliminare i germi potenzialmente lesivi non è
necessario bonificare il prodotto. Sia ben inteso, non è
desiderabile che ci siano germi patogeni; ma a volte
possono essere tollerati se la trasformazione successiva
o la cottura saranno sufficienti ad eliminarli.
I germi alteranti sono in grado di
modificare, peggiorandole, le caratteristiche
organolettiche del prodotto ed essi vanno controllati.
Il
destino ultimo di qualsiasi alimento è
l’alterazione.
Dal momento della sua
commercializzazione, il prodotto alimentare inizia il
suo inesorabile destino, se non viene consumato prima,
che lo porta ad alterarsi. La velocità di decadenza è
diversificata e può subire repentine accelerazioni
prodotte da svariati fattori contingenti. Quindi,
la qualità igienica peggiora progressivamente ed
inesorabilmente fino al termine ultimo della
scadenza del prodotto anche se rimane edibile fino alla
comparsa dei fenomeni alterativi.
Realisticamente parlando, dal punto
di vista sanitario, allo stato
attuale esiste un’elevata percentuale di
alimenti contaminati con svariati germi patogeni.
Ancora, siamo impossibilitati ad avere, anche se
giustamente lo pretendiamo, una reale assenza di
patogeni negli alimenti.
Il consumatore deve capire che i cibi
non sono così sicuri come egli inconsciamente crede;
deve prepararli adeguatamente prima di consumarli.
È
autolesinistico consumare pesce marinato
se è presente l’Anisakis.
Se lo stesso pesce è ben cotto non
comporta alcun rischio. Al contrario, l’impatto
sanitario è sensibilmente diverso se si adotta la
pratica culinaria precedente che diventa elemento
patogenetico fondamentale nel caso specifico.
Certamente è auspicabile che il cibo
non contenga sostanze chimiche indesiderate; ma ciò è
più utopistico che realistico considerando
che gli inquinanti chimici trovano molteplici e
diversificate vie d’accesso. Dai residui dei
pesticidi presenti nella derrata alle sostanze
chimiche, anche cancerogene, arrivate
sull’alimento in virtù dell’utilizzo di una certa
tecnologia di trasformazione e/o conservazione come nel
caso degli idrocarburi policiclici aromatici
prodotti nel corso dell’affumicamento o come nel
caso delle nitrosamine presenti nei prodotti
conservati per salagione. Nei salumi affumicati
entrambi sono presenti in variabile misura ed in
relazione alla tecnologia posseduta ed adottata per
conservare gli stessi salumi.
Da oggi non
mangerete più salumi?
Anch’io li consumo ed anche noi
affumichiamo il salame prodotto a casa nostra in maniera
artigianale e tradizionale. Adesso sono solo più
cosciente di quello che faccio, ma fin da bambino ho
mangiato i salumi prodotti dai miei genitori ed anche i
miei figli li consumano. L’invito è diretto
alla moderazione e non a terrorizzare il
consumatore. Tuttavia, questa conoscenza serve
all’industria del settore poiché essa può modificare la
qualità del fumo nella consapevolezza che certe
procedure ed accorgimenti tecnici riducono sensibilmente
la quantità di idrocarburi aromatici policiclici
obbligatoriamente presenti nel prodotto affumicato.
Altre fonti d’apporto di sostanze
chimiche indesiderabili possono essere reperite
nell’irresponsabile azione dell’uomo che può utilizzare
in maniera fraudolenta sostanze proibite, non rispettare
i tempi di carenza, alimentare gli animali che alleva
con sostanze non salutari e immettere nel commercio
prodotti mal conservati veicolo di micotossine
estremamente pericolose per la salute umana ed animale.
Non vanno trascurati imballaggi e
contenitori che sono in grado d’apportare sostanze
estremamente pericolose alcune delle quali sono chiari
disregolatori endocrini.
Non ho certo dimenticato gli
additivi e certi antiossidanti di sintesi
dei quali mi voglio occupare in altre parti del libro.
Le cause dell’alterazione dei cibi
sono molteplici e ve le ho accennate nel capitolo
dedicato all’insicurezza alimentare.