Dopo aver esaminato la
problematica connessa all'intake proteico durante il divezzamento,
diviene doveroso esaminare in dettaglio la questione marziale.
Considerato che l'anemia ferropriva del lattante incide
negativamente sulle sue acquisizioni psicomotorie e cognitive, è
opportuno garantire allo stesso un corretto intake marziale.
Non basta cercare di apportare il ferro: è necessario apportarlo al
costo metabolico più basso.
Durante la gravidanza il feto accumula costantemente ferro (1) e
nell'ultimo trimestre deposita, nei propri tessuti, da 1.7 a 2 mg di
ferro/die.
Alla nascita il contenuto corporeo totale del minerale oscilla tra i
150 ed i 250 mg.
Secondo altri autori (2), nel neonato il contenuto corporeo marziale
oscilla tra i 300 ed i 500 mg; mentre nell'adulto il contenuto
totale ammonta a circa 5 grammi. Esiste, quindi, una differenza nel
contenuto marziale di circa 4.5 g che deve essere colmata nell'arco
di tutta la durata del periodo evolutivo (circa 15 anni).
Oltre al debito marziale sopra riportato, esiste la necessità di
integrare le perdite di ferro che giornalmente si verificano e che
ammontano a circa 0.5 - 1 mg/die.
Viene stimato che, in una dieta mista, circa il 10% del ferro
ingerito viene assorbito.
Sono necessari da 0.8 a 1.5 mg di ferro assorbito/die per poter
colmare in 15 anni la differenza tra il contenuto marziale del
neonato e quello del soggetto adulto.
Dopo la nascita, la concentrazione dell'emoglobina cade ed il ferro
liberato viene ridistribuito ai tessuti. Questa quantità di ferro
ridistribuito è sufficiente a garantire il fabbisogno marziale
necessario al raddoppiamento del peso della nascita senza necessità
di ricorrere ad apporti esterni (3).
Quindi, durante i primi 4 mesi di vita postnatale nel neonato sano
esiste una certa abbondanza di ferro e non è necessario introdurlo
dall'esterno in quantità esagerate.
La stessa affermazione non è più valida se si considera il periodo
che va dai 4 ai 12 mesi di vita.
Durante questo lasso di tempo il contenuto marziale, normalmente si
incrementa, se l'intake lo consente, di circa il 70% ed il bisogno
di ottenere ferro dalla dieta diviene pressante.
Alla nascita e nelle prime settimane di vita extrauterina si
verificano tutta una serie di eventi che sono responsabili
dell'anemia fisiologica del lattante.
L'eritroproiesi ridotta, l'incremento del volume vascolare, il
ridimensionamento fino alla scomparsa dell'eritropoiesi
extramidollare e l'emolisi postnatale sono responsabili della caduta
della concentrazione dell'emoglobina che mediamente scende del 30%
rispetto ai valori della nascita (1).
Con un decremento dei valori dell'emoglobina di circa 6 g/100 ml si
rendono disponibili circa 50-60 mg di ferro.
Pur verificandosi un certo grado d'attività eritropoietica nel
periodo antecedente il 2° - 3° mese di vita, la ripresa a pieno
ritmo della suddetta attività avviene dopo tale età.
Prima del 2°- 3° mese di vita, le richiesto di ferro esogeno sono,
di conseguenza, veramente modiche.
Un discorso diverso deve essere fatto per il nato pretermine che
presenta un ritmo di crescita incrementato ed ha riserve marziali
limitate.
Tali condizioni determinano la necessità di supplementare la dieta
del lattante ex pretermine con ferro a partire dal 2° mese di vita
per prevenire la quasi inevitabile anemia ferro-priva.
Nella migliore delle ipotesi, il lattante si trova in un equilibrio
precario se si considera la sua condizione marziale (4) e questa
constatazione deve renderci cauti e prudenti nel liberalizzare la
dieta di questo soggetto.
Fomon (5) ritiene che sia necessario assorbire durante il primo anno
di vita da 0.55 a 0.75 mg di ferro/die.
Se riteniamo corrette queste stime, i nostri schemi dietetici devono
garantire un livello d'intake marziale di almeno 8 mg/die e comunque
non eccedente i 16 mg/die.
I valori di RDA (valori di assunzione raccomandata) per il ferro
sono di 6 mg/die da 0 a 6 mesi e di 10 mg/die da 6 a 12 mesi.
L'Accademia Canadese di Pediatria fissa come limite inferiore d'intake
i 7 mg/die.
Un recentissimo lavoro (6) afferma che le formule lattee destinate
al lattante, di oltre 6 mesi di età, possano avere un contenuto di 4
mg di ferro/litro poiché questo livello marziale si è dimostrato
sufficiente ad impedire l'insorgenza dell'anemia ferropriva del
lattante.
Questo lavoro è stato condotto in America dove per la fortificazione
dei latti e dei beikost viene utilizzato il solfato ferroso che
notoriamente è la forma di ferro più solubile ed altamente
biodisponibile per l'assorbimento intestinale.
Se si adotta questo orientamento in Italia si riesce a provocare,
verosimilmente, l'anemia ferropriva in tutti i lattanti poiché i
beikost di cui disponiamo non sono fortificati e, se lo sono, il
ferro utilizzato è scarsamente biodisponibile.
Quindi, anche questo nuovo trend non ci deve coinvolgere in virtù
dell'esistenza di diverse situazioni nutrizionali.
Naturalmente, la semplice nozione del dato quantitativo non preserva
dal rischio di incorrere in una condizione anemica se a questo
parametro non viene associato quello più importante della
biodisponibilità del ferro.
Non è di alcun valore apportare una certa quantità di ferro se
questo è scarsamente disponibile per essere assorbito.
Poiché alcuni beikost sono fortificati, dall'industria alimentare
per l'infanzia, è necessario conoscere qual' è la formulazione
marziale utilizzata per la fortificazione onde poter dedurre in
quale misura tale tipo di ferro può essere assorbito |