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  Nel 1998

Scientific nutrition

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Lattante e Ferro

   In dettaglio la questione marziale
Dr. Giannotta G.
- Pediatria Nutrizionista - Nicotera (VV) sito http://www.giannotta.net 
e. mail:  girolamo.giannotta@inwind.it
 

Da 4 a 12 mesi
Apporti di Ferro
ma al costo metabolico più basso

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Dopo aver esaminato la problematica connessa all'intake proteico durante il divezzamento, diviene doveroso esaminare in dettaglio la questione marziale.
Considerato che l'anemia ferropriva del lattante incide negativamente sulle sue acquisizioni psicomotorie e cognitive, è opportuno garantire allo stesso un corretto intake marziale.
Non basta cercare di apportare il ferro: è necessario apportarlo al costo metabolico più basso.
Durante la gravidanza il feto accumula costantemente ferro (1) e nell'ultimo trimestre deposita, nei propri tessuti, da 1.7 a 2 mg di ferro/die.
Alla nascita il contenuto corporeo totale del minerale oscilla tra i 150 ed i 250 mg.
Secondo altri autori (2), nel neonato il contenuto corporeo marziale oscilla tra i 300 ed i 500 mg; mentre nell'adulto il contenuto totale ammonta a circa 5 grammi. Esiste, quindi, una differenza nel contenuto marziale di circa 4.5 g che deve essere colmata nell'arco di tutta la durata del periodo evolutivo (circa 15 anni).
Oltre al debito marziale sopra riportato, esiste la necessità di integrare le perdite di ferro che giornalmente si verificano e che ammontano a circa 0.5 - 1 mg/die.
Viene stimato che, in una dieta mista, circa il 10% del ferro ingerito viene assorbito.
Sono necessari da 0.8 a 1.5 mg di ferro assorbito/die per poter colmare in 15 anni la differenza tra il contenuto marziale del neonato e quello del soggetto adulto.
Dopo la nascita, la concentrazione dell'emoglobina cade ed il ferro liberato viene ridistribuito ai tessuti. Questa quantità di ferro ridistribuito è sufficiente a garantire il fabbisogno marziale necessario al raddoppiamento del peso della nascita senza necessità di ricorrere ad apporti esterni (3).
Quindi, durante i primi 4 mesi di vita postnatale nel neonato sano esiste una certa abbondanza di ferro e non è necessario introdurlo dall'esterno in quantità esagerate.
La stessa affermazione non è più valida se si considera il periodo che va dai 4 ai 12 mesi di vita.
Durante questo lasso di tempo il contenuto marziale, normalmente si incrementa, se l'intake lo consente, di circa il 70% ed il bisogno di ottenere ferro dalla dieta diviene pressante.
Alla nascita e nelle prime settimane di vita extrauterina si verificano tutta una serie di eventi che sono responsabili dell'anemia fisiologica del lattante.
L'eritroproiesi ridotta, l'incremento del volume vascolare, il ridimensionamento fino alla scomparsa dell'eritropoiesi extramidollare e l'emolisi postnatale sono responsabili della caduta della concentrazione dell'emoglobina che mediamente scende del 30% rispetto ai valori della nascita (1).
Con un decremento dei valori dell'emoglobina di circa 6 g/100 ml si rendono disponibili circa 50-60 mg di ferro.
Pur verificandosi un certo grado d'attività eritropoietica nel periodo antecedente il 2° - 3° mese di vita, la ripresa a pieno ritmo della suddetta attività avviene dopo tale età.
Prima del 2°- 3° mese di vita, le richiesto di ferro esogeno sono, di conseguenza, veramente modiche.
Un discorso diverso deve essere fatto per il nato pretermine che presenta un ritmo di crescita incrementato ed ha riserve marziali limitate.
Tali condizioni determinano la necessità di supplementare la dieta del lattante ex pretermine con ferro a partire dal 2° mese di vita per prevenire la quasi inevitabile anemia ferro-priva.
Nella migliore delle ipotesi, il lattante si trova in un equilibrio precario se si considera la sua condizione marziale (4) e questa constatazione deve renderci cauti e prudenti nel liberalizzare la dieta di questo soggetto.
Fomon (5) ritiene che sia necessario assorbire durante il primo anno di vita da 0.55 a 0.75 mg di ferro/die.
Se riteniamo corrette queste stime, i nostri schemi dietetici devono garantire un livello d'intake marziale di almeno 8 mg/die e comunque non eccedente i 16 mg/die.
I valori di RDA (valori di assunzione raccomandata) per il ferro sono di 6 mg/die da 0 a 6 mesi e di 10 mg/die da 6 a 12 mesi.
L'Accademia Canadese di Pediatria fissa come limite inferiore d'intake i 7 mg/die.
Un recentissimo lavoro (6) afferma che le formule lattee destinate al lattante, di oltre 6 mesi di età, possano avere un contenuto di 4 mg di ferro/litro poiché questo livello marziale si è dimostrato sufficiente ad impedire l'insorgenza dell'anemia ferropriva del lattante.
Questo lavoro è stato condotto in America dove per la fortificazione dei latti e dei beikost viene utilizzato il solfato ferroso che notoriamente è la forma di ferro più solubile ed altamente biodisponibile per l'assorbimento intestinale.
Se si adotta questo orientamento in Italia si riesce a provocare, verosimilmente, l'anemia ferropriva in tutti i lattanti poiché i beikost di cui disponiamo non sono fortificati e, se lo sono, il ferro utilizzato è scarsamente biodisponibile.
Quindi, anche questo nuovo trend non ci deve coinvolgere in virtù dell'esistenza di diverse situazioni nutrizionali.
Naturalmente, la semplice nozione del dato quantitativo non preserva dal rischio di incorrere in una condizione anemica se a questo parametro non viene associato quello più importante della biodisponibilità del ferro.
Non è di alcun valore apportare una certa quantità di ferro se questo è scarsamente disponibile per essere assorbito.
Poiché alcuni beikost sono fortificati, dall'industria alimentare per l'infanzia, è necessario conoscere qual' è la formulazione marziale utilizzata per la fortificazione onde poter dedurre in quale misura tale tipo di ferro può essere assorbito

 

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